Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/111

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’ Piano gg Ili. Mentre la biblioteca Vaticana per la munificenza dei romani pontefici si andava in tal modo facendo ogni giorno più pregevole e più copiosa, altre biblioteche sorgevano in Roma a vantaggio degli studiosi e ad onore dell’italiana letteratura. Alessandro VII che alla Vaticana, come si è detto, fè dono de’ codici della biblioteca d’Urbino , alla Sapienza di Roma trasportar fece tutti i libri stampati della medesima , e ne formò una nuova ragguardevole libreria che servisse a’ professori e agli scolari che a quella università concorrevano, e opportune leggi prescrisse pel buon ordine e per l’accrescimento di essa (Caraffa de Gymn. rom. t 1, p. 236). Molti tra’ cardinali, e singolarmente i nipotii de’ papi, raccolsero essi pure tal copia di libri, che le lor biblioteche fanno anche al presente una piacevole ed utile occupazione de’ dotti stranieri. Quando il Mabillon nel 1685 fece il viaggio di Roma, niuna libreria dopo la Vaticana trovò più copiosa della Barberina; ed egli annovera alcuni dei più pregevoli tra’ codici latini che vi osservò (Iter italic. p. 131). Il Montfaucon le dà egli ancora la preferenza su tutte le altre biblioteche , ma avverte che i codici son quasi tutti latini, pochissimi gli orientali e i greci, e di questi dice che negli anni addietro ben cinquecento ne erano stati dispersi (Diar. italic. p. 210). Il Cardinal Francesco Barberini, nipote di Urbano VIII, ne fu il fondatore; e fu questa una delle molte pruove ch’ei diede del suo animo splendido e generoso verso le lettere, delle quali fu uno de’ più illustri mecenati