Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/151

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PRIMO l3() ma non potè in questa parte ottenere il suo intento. Finalmente, per non lasciar parte alcuna a cui egli non rivolgesse le provvide sue beneficenze, fondò nella stessa biblioteca un’accademia delle tre arti sorelle, e ne raccolse da ogni parte i più bei monumenti nelle opere degli artefici più rinomati. L’esempio del Cardinal Federigo eccitò molti altri ad arricchire co’ loro doni la biblioteca Ambrosiana. I monaci Benedettini di Bobbio inviarono al cardinale molti de’ più antichi lor codici. I Cistercensi del monastero di S. Ambrogio gli fecer dono del pregevolissimo codice della Storia di Giuseppe Ebreo, scritto in papiro egiziano. Il co. Galeazzo Arconati donò alla stessa biblioteca i famosi libri scritti per man di Leonardo da Vinci, de’ quali si è detto altrove. I prefetti di questa biblioteca e i dottori del collegio Ambrosiano scelti dal cardinale, e que’ che lor succederono nel corso di questo secolo, la renderono vieppiù illustre e famosa 5 e tra essi son celebri per le loro opere Giuseppe Ripamonti , Francesco Bernardino Ferrari, Francesco Colli, Giuseppe Visconti, Pietro Puricelli, Pietro Paolo Bosca e il Muratori, che sulla fine del secolo fuvvi per pochi anni, finchè nel 1700 passò all’Estense. La splendida munificenza di questo gran cardinale dura ancor ne’ fondi da lui lasciati alla conservazione e all’aumento della biblioteca , la quale in fatti si è sempre Venuta arricchendo di nuovi libri, e probabilmente più ampie rendite ancora le avrebb’egli assegnate, se la peste, da cui fu travagliata la Lombardia nel 1630, non l’avesse costretto