Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/392

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


38o li uno la filosofia e di tutta la matematica, ma del1 «ma e dell’altra non uscì alla luce che il primo tomo. Di altri opuscoli da lui composti, che sono principalmente le Lettere al Magliabecchi e ad altri, e di qualche altra opera inedita, si veggano i giornalisti poc’anzi citati (*). (*) Non doveasi qui tacere un altro poco conosciuto filosofo italiano, il cui nome nondimeno è degno di gloria assai maggiore di quella che comunemente lo accompagna. Egli è Giammaria Ciassi di patria tu ugnino, nato a’ 20 di marzo del 1654, addottorato in illusoti i e in medicina l’anno 1671,e morto in età giovanile poco dopo l’anno 1677, in cui avea pubblicato il libro di cui dobbiamo fare menzione. Esso è intitolato: M. ditaliones de natura plantarum, et tractatus physico-matematicus de aci/uilibrio praesertim fluì dormii, ti de levitate ignis. Auctore Joanne Maria Ciasso. Venetiis 1677, apud Benedictum Milochum, in 12. Il ch. signor abate Nicolai, ora professore nell’università di Padova, avendo trovato nella libreria del seminario vescovil di Trevigi questo picciol libro non mai finallora rammentato da alcuno, prese ad esaminarlo; e in una lettera <!c‘ 9 novembre 1754, inserita nelle Memorie del Ynlvasense (/«4» pars 5, p. 38, ec), ne diede un diligente estratto. Egli dopo avere osservato che l’autore nella prima Dissertazione parla del seme necessario a fecondare le piante, della circolazione del nutrimento, del senso dc’le piante medesime, nelle quali cose i moderni sono andati assai più oltre, passa a riflettere e a dimostrare colle parole dell’autore medesimo eli’ egli nel principio della seconda Dissertazione provando dall’ugualità de’ momenti l’equilibrio de’ solidi nella statera, osserva non doversi desumere la misura dai momenti, o, per parlare più propriamente, la misura delle azioni delle masse gravi dalle masse stesse nelle velocità, come suppose il Galileo seguitato dai Cartesiani, ma dalle masse bensì nelle altezze verticali da essi mobili percorse, e ciò) che più merita osservazione , fondato perciò sull’istesso principio del ftibnizio