Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/122

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Fonimi, t. 2, p. i io), che (jncslo maestro dell’Arte ha divulgato, ha fatto dire, eli egli fosse più abile ai’insegnarla, che a praticarla. Lo stesso Zeno ha rilevati alcuni errori che nel parlar del.Mascardi han commesso il p . Niceron e il P. Riccardo Simon. Le altre opere del Mascardi non sono ugualmente celebri, e se ne può vedere ’l catalogo presso il detto P. Niceron (Mém. des Homm. ill. t. 27).

Capo II.

Lingue straniere.

e „ I. Lo studio delle lingue orientali fu uno di ’Itulio nelle 1 • 1 •% Jmgu.- ornrn- CI ueln che 111 questo secolo vennero con più ar!lio “ìv pa- dorè coltivali in Italia, e se ne dee la gloria ru principalmente a’ romani pontefici, e a que’ “Ino gran cardinali Federigo Borromeo e B. Gregorio Barbarigo. E quanto a’ romani pontefici, Paolo l’studiossi di eccitare i Regolari al coltivamento delle lingue, ordinando con una sua Bolla de’ 28 di settembre del 1610 che in qualunque Studio de’ Regolari fosse un maestro delle lingue ebraica, greca e latina, e negli Studi maggiori si aggiugnesse quello ancor dell’arabica (Murat. Ann. d’!tal. ad h. a.). Ma questo provvedimento non ebbe un successo corrispondente al zelo e al desiderio del pontefice. Più ampio e più stabil frutto raccolse Gregorio XV, di lui successore, dalla fondazion ch’egli fece nel 1622 della congregazione detta De Propaganda Fide, di cui fosse pensiero il formare zelanti operai