Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/123

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TERZO 647 che sporgendosi fin nelle più lontane provincie del mondo si affaticassero o in propagare o in promuovere la Religione. Era perciò necessario di’ essi fossero istruiti nelle lingue de’ popoli a’ quali dovevano recarsi, e faceva bisogno di libri scritti in que’ medesimi idiomi, affinchè più facilmente si diffondesse fra essi il lume del Vangelo. A tal fine per opera singolarmente di monsignor Francesco Ingoli, che ne fu il primo segretario, fu ad essa aggiunta una magnifica stamperia, in cui fin dal 1627 contavansi quindici caratteri di diverse lingue, che crebber poscia fino a ventitrè, e che sono poi stati fino a’ dì nostri successivamente accresciuti. Non è perciò a stupire se in Roma singolarmente questo studio fiorisse, e se tante opere dotte nelle lingue orientali si vedessero ivi uscire alla pubblica luce. Ivi il P. don llarione Rancati monaco cistercense, di patria milanese, dottissimo nelle lingue orientali arabica e siriaca, fu ammesso in una congregazione destinata da Paolo V all’esame di certi libri sacri siriaci, e fu un de’ trascelti da Urbano VII a tradurre la Volgata latina nella lingua arabica , e dopo aver sostenuti più ragguardevoli impieghi, finì di vivere in età di sessautanove anni nel i6(33, senza aver mai pubblicata opera alcuna, ma lasciandone un grandissimo numero scrii le a mano, che or si conservano nel monastero di S. Ambrogio in Milano e in quello di Caravaggio, e che si annoverano dall’Argelati (*) (Bibl. C) La Vita del P. don Ilarione Rancati è stata con molta diligenza ed erudizione illustrata dal eh. P. abate