Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/140

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HG4 unno Alamanni, Bernardo Tasso e alcuni altri poeti del secolo xvi avesser felicemente tentato di ornare la poesia italiana colle leggiadre grazie di Anacreonte, e cogli arditi voli di Pindaro, niuno però sì vivamente espresse la greca poesia , quanto il Chiabrera. O egli scherzi nelle; canzonette anacreontiche, o si sollevi al cielo colle pindariche, vedesi in lui quella fervida fantasia e quel vivace estro di cui i Greci ci furono sì gran maestri, e senza cui non v’ ha poesia nè poeta. Se 1* espressione non è sempre coltissima, se ne’ traslati e nelle metafore è forse talvolta ardito oltre il dovere 7 sicché sembri non del tutto esente da’ difetti del secolo , la nobiltà de’ pensieri, la vivacità delle immagini, i voli lirici appena ci lasciano ravvisare cotai piccioli nei; e la molteplice varietà de’ metri da lui nella poesia introdotti dà un nuovo pregio alle sue Rime. Non v’ebbe genere di poesia italiana a cui egli non si volgesse (a). Ma alle canzoni principalmente ei dee la celebrità del suo nome. Ne’ sonetti egli è vivo e immaginoso) ma al leggerli ci spiace quasi ch’egli abbia esposti que’ sentimenti in un sonetto più tosto che in una canzone. Niun poeta ci ha lasciato sì gran numero di poemi t quanto il Chiabrera. L Italia liberata, la Firenze, la (a) Il eavalier Vannctti nelle sue auree Ossrrvavazioni intorno ad Orario prima di tutti ha analizzate le rare bellezze e la felice imitazion Oraziana de1 trenta Sermoni del Chiabrera, ne’ quali egli ha di gran lunga superato tutto ciò che di Sermoni e di Satire erasi fino a’ suoi tempi avuto in poesia italiana (t. 5, p. 3’, cc.).