Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/165

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r TERZO G8<) l’universale contagio, che sì granile strage menò nelle altre parti il Italia, più lentamente si sparse, e vi fece men funesti progressi. Oltre quelli da noi già indicati, ivi fra gli altri fiorirono il Redi e il Magalotti, dei quali già abbiam parlato trattando de’ più gravi studi in cui essi occuparonsi principalmente. Le poesie del Redi sono per grazia e per eleganza vaghissime, ma sopra ogni cosa è stimato il suo Bacco in Toscana , ditirambo a cui non si era ancora veduto l’uguale, e forse non sì è poscia ancora veduto (a). Il Magalotti seguì dapprima egli pure il più battuto sentiero, ma poscia se ne ritrasse; e benchè a quando a quando si vegga in lui qualche avanzo dell’antico costume, egli è poeta nondimeno, singolarmente in ciò che è immaginazione ed energia, da stare a confronto co’ più illustri. « Nè è perciò a stupire ch’ei tanto pregiasse e lodasse Dante, come fa sovente nelle sue Lettere, dalle quali anzi raccogliesi eli egli avea preso a illustrarlo con un nuovo Comento, di cui già avea compiti i primi cinque capi dell’Inferno, come egli scrive a’ 12 di gennaio del 16(35 a Ottavio Falconieri Lettere famigl. t. 1, p. 107). In esse fa ancor menzione di un altro grande ammiratore di Dante, cioè di Francesco Ridolfi, di cui di fatto tra quelle del Magalotti è una bellissima lettera in lode (</) Negli Elogi degl’illustri Pisani si è riprodotto il Ditirambo di Uonavita Capezzali, pubblicato un anno prima «Iella nascita del Redi, e si è osservato die «pienti si è in più luoghi giovato delle espressioni c delle immagini del poeta pisano (Moir.un. (Pili. Pisani, t. 3, P• d 13, ec.). ti di t|Uc*lo secolo.