Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/207

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TERZO ^31 altri all’arciduca, poi imperador Leopoldo, per cui comando avendo composti alcuni drammi, ne ebbe in dono il ritratto gioiellato con un sonetto dallo stesso arciduca composto e scritto (V. Mazzucch. Scritt. ital. (. 2,par. 3; p. 1554, ec.). Oltre la detta tragedia più altre opere ce ne son pervenute, delle quali non giova il dire distintamente. Si possono ancor ricordare non senza lode alcune tragedie di Ansaldo Ceba, di cui abbiam detto poc’anzi, e singolarmente le Gemelle Capoane, e l’Alcippo. Ma niuno scrittore fu sì fecondo nel comporre tragedie, quando il P. Ortensio Scamacca Gesuita di Lentini in Sicilia, morto in Palermo nel 1648, di cui ne abbiamo oltre a cinquanta, altre sacre, altre profane; intorno alle quali si possono vedere gli onorevoli giudizii che ne danno il Cresci tubeni (Coment t. 2,par. 2, p. 308), il Quadrio (t 4> p- 87) e gli altri autori da essi citati. Molte pure ne abbiamo di Girolamo Bartolommei Smeducci gentiluom fiorentino, autore innoltre di diversi drammi musicali, di un poema in quaranta canti, intitolato l’America, e di altre opere che si annoverano dal conte Mazzucchelli (l. cit. t. 2, par. 1, p. 4;0). Egli fiorì verso la metà del secolo, e finì di vivere nel 1662. Due cardinali ci vengono ancora innanzi fra gli scrittori di tragedie. Il primo è il card. Sforza Pallavicino, noto per la sua Storia del Concilio di Trento, che, essendo tuttor Gesuita, nel 1644 diè alla luce l’Ermenegildo, e poscia di nuovo nel 1655 con un Discorso, in cui difende la sua tragedia da alcune accuse che le venivano date. Il discorso, per le ottime