Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/231

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TERZO ^55 becco, mediante il canal di vetro, con tutte l’altre circostanze, e col ri nettamento dei modi tenui, e praticati da altri, non mi par che possa essere nè più felicemente, nè più latinamente espresso. Bella e gentile espressione che è mai questa! Sint justi calami, et pertraetetur canis ante Molli s.iepc manti, seset|itc agnoscat amari. Tutto è bello in somma de primo ad ultimum, e credo che tutto sia chiaro, perchè l’intendo tutto, quantunque a me, o per lo corto mio intendimento, o per T amor grande, c/i io porto alla chiarezza, le cose per altro chiare sogliono parere il più delle volte oscure. Voletene voi più? Coi versi del P. Strozzi e con questi del P. Acquaviva mi avete rimesso in grazia i Gesuiti , ec. Più noto è il nome del P. Niccolò Giannetasio napoletano, morto nel 1715, fecondo al pari che elegante poeta, di cui molti poemi si hanno alle stampe sulla Pescagione, sulla Nautica, sull’Arte della guerra, sulla Vita di S. Francesco Saverio, e su diversi altri argomenti profani e sacri, oltre più altre opere in prosa , fra le quali abbiamo altrove accennata la Storia di Napoli. Nel Giornale de’ Letterati d’Italia si parla di lui più volte con somma lode (t. 6, p. 519*, t. 12, p. 422; t.23, p. 463), e un bell’elogio se ne può ancora vedere nelle Memorie di Trevoux (1723, Juin, p. 1100, ec.). Io farei qui volentieri ancora menzione delle Poesie del Padre Tommaso Ceva, che per una certa sua propria innarrivabile espressione della natura, e per la maravigliosa