Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/232

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7^0 LIBRO facilità di esprimere qualunque cosargli piaccia, dee aver luogo tra’ più illustri poeti. Ma, benchè parte delle sue Poesie venisse alla luce fin dagli ultimi anni del secolo di cui scriviamo, egli però s’inoltrò di troppo nel nostro, perchè se ne possa qui ragionare, senza uscire da’ limiti che ci siamo prefissi. VI. Per la stessa ragione io non farò qui che accennare in ultimo luogo le troppo famose Satire di monsignor Lodovico Sergardi sanese sotto il nome di Q. Settano, pubblicate contro il Gravina. Egli ancora visse fino al 1726, e perciò non è qui luogo a parlarne. E innoltre ne ha di fresco scritta la Vita colla consueta sua eleganza monsignor Fabbroni (Vitæ Italor. ec. 2, p. 365), ove tuttociò che appartiene agl’impieghi e agli studi di questo scrittore, diligentemente si espone, e si narra insieme l’origine dell’odio da lui conceputo contro il Gravina. Ed è certo che dopo il risorgimento delle lettere non si erano ancor vedute Satire scritte con tale eleganza e con tal forza, e solo sarebbe stato a bramare che il Sergardi le avesse rivolte a biasimare generalmente i vizii degli uomini, non a mordere e lasciare la fama di un uomo che, benchè non fosse del tutto innocente de’ vizii oppostigli, pel suo ingegno nondimeno e pel suo molto sapere dovea essere rispettato. Deesi però qui aggiugnere che alcuni fecero autore delle Satire di Seltano f abate Gennaro Cappellari napoletano, autore di un elegantissimo componimento poetico latino sulle Comete del 1664 e del 1665, stampato in Venezia nel 1665, di cui io ho avuta copia per favore dell’ornatissimo