Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/239

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TEIlZO ^(>3 Note sopra le Prose del Bembo; nelle quali opere tutte il Cittadini dimostra quanto sapesse e della storia e dell’indole della volgar nostra lingua. Diverso genere d’erudizione è quello di cui egli si mostra adorno nel suo Discorso dell’antichità deli Armi delle famiglie , che illustrato con dotte note dal sig. Gian Girolamo Carli, uscì alle stampe in Lucca nel 1741. Avea egli a tal fine, come narrasi dall1 Eritreo, fatto un indefesso studio negli archivii tutti di Siena, traendone quelle notizie che erano al suo disegno opportune. Nè in ciò solamente, ma nello studio ancora delle medaglie greche e latine e delle antiche iscrizioni era, quanto immaginar si possa, profondamente istruito, nè veniagli esibita medaglia di cui tosto non indicasse il soggetto, f età e il pregio. Al qual fine non solo avea egli studiate le lingue greca e latina, ma l’ebraica ancora. Molto avea egli scritto, o piuttosto abbozzato, sulle antichità romane da lui diligentemente osservate; e Ottavio Falconieri, in una sua lettera al Magalotti, racconta (Magalotti, Leti, fami gl. t. 2, p. (97) che il pontefice Alessandro VII, concittadino e scolare del Cittadini, aveagli narrato di aver tentato ogni mezzo per avere in mano le note eli1 egli avea stese senz’ordine su molte carte; ma che avendole volute il gran duca, non avea potuto soddisfare al suo desiderio. Nella storia ancora, nella geografia, nella cosmografia, nella botanica era versatissimo il Cittadini, a cui niuna cosa mancava di quelle che formano un 1101110 dotto e insieme amabile e degno di rispetto e di stima. Egli era nato in Roma nel i553;