Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/241

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TERZO 7 (>5 lettera da lui scritta ad Ottavio Falconieri nel 16(35, e interruppe la cominciata edizione, finchè avendo il cavalier Alessandro Baldraccani a nome dell’Accademia de’ Filergiti di Forlì chiesta 1 opera del Mambelli, affin di stamparla nella patria dell’autore, ei prontamente gliela trasmise, e in tal modo la prima parte fu finalmente ivi stampata nel 1685 (V. Zeno, Note al Fontan. t. 1, p. 25, ec.). Ho detto che il P. Bartoli non era molto amico degli Accademici della Crusca; e vuolsi che ciò nascesse dall in er lui saputo eh essi avean criticate molte parole e molte espressioni da lui usate; e che questa fosse l’origine della celebre operetta da lui pubblicata col titolo: Il Torto e il Diritto del non si può. Il co. Mazzucchelli però accenna alcune ragioni per dubitar di tal fatto (Scritt it. t. 1, par. 1, p. 438). Ma qualunque fosse la ragione per cui egli prese a scriver il libro, par certo ch’ei lo scrivesse singolarmente per combattere la franchezza con cui alcuni di quegli Accademici rigettavano e condannavano le maniere di dire da altrui usate. Ei mostra adunque che cotali giudizii erano spesse volte mal appoggiati, e recando gli esempii di que’ medesimi autori che dagli Accademici si adottano come classici e originali, pruova eh1 essi hanno usale quelle maniere stesse di dire che si riprendono in altri. Ella è perciò opera assai utile agli studiosi della lingua toscana, ma di cui conviene usar saggiamente , per non avvezzarsi a scrivere secondo il proprio capriccio , sulla lusinga che non v’abbia voce che da qualche approvato scrittore non sia sluta usala,