Pagina:Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo, Verona, 1815.djvu/325

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

capo x. 313

di Dio, a doverli nojare con la sua usata malizia, o renderli timidi soverchiamente, e solleciti: ed egli il fa per diminuir loro il fervore, o toglier loro per assalto la fede; se eglino per avventura lasciassero del tutto la comunione, o con tepidezza vi si conducessero. Ma egli non è da far nessun conto delle sue fallacie e suggestioni, comechè brutte sieno; e tutti i suoi fantasmi sono da ritorcergli in capo. si dee il misero aver a vile, e farsene beffe; nè per gli movimenti e stimoli ch’egli ne suscita, è da ommettere la sacra comunione.

3. Spesso anche ne impaccia la troppa sollecitudine dell’avere la divozione, ed una cotale ansietà del fare la confessione. Tu ti reggi secondo il consiglio de’ saggi, e lascia andar l’ansia, e gli scrupoli: che eglino impediscono la grazia di Dio, e guastano la divozion della mente. Per ogni piccolo turbamento o molestia guarda di non lasciare la sacra comunione: anzi và e confessati come più presto tu puoi, e altrui rimetti volentieri ogni ingiuria ricevuta. Che se alcuno fu offeso da te, umilmente gli domanda perdono, e Dio il darà a te misericordiosamente.