Pagina:Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo, Verona, 1815.djvu/328

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316 libro iv.

vere sagramentalmente con affetto e con riverenza il corpo del suo Redentore; e più all’onor riguardare e alla gloria di Dio, che non aspettarsi alcuna propria consolazione. Imperocchè tante volte altri si comunica misticamente, e per modo invisibile è ristorato, quante divotamente si rimembra il mistero della incarnazione, e della passione di Cristo, e nell’amore di lui si raccende.

7. Per lo contrario colui, il quale non s’apparecchia che al sopravvenir della festa, o per usanza che vel costringe, egli v’andrà le più volte mal preparato. Non voler essere nel celebrar lungo, nè frettoloso soverchiamente; ma serba il buono universal costume di quelli, co’ quali tu vivi. Tu non dei altrui partorir tedio e molestia; anzi tenere la via comune, secondo l’instituzion de’ maggiori, e all’altrui volontà più presto servire, che alla propria tua divozione, ed affetto.