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PALAZZI 47


e i due ritratti del Duca e della Duchessa egregiamente dipinti dal Sala. La sala d’udienza e il gabinetto della Duchessa sono di una rara eleganza. Ci si conserva il vaso d’argento cesellato, offerto dall’esercito a S. A. R. Maria Elisabetta, nell’occasione del suo matrimonio.

Era quest’edificio anticamente di appartenenza del palazzo ducale ed aveva annesso un giardino. Vi abitò, ai tempi di Emanuele Filiberto, Beatrice Langosca, marchesa di Pianezza, madre di donna Matilde di Savoia; nel 1609 v’avea stanza il cardinale Aldobrandino, nipote di Clemente VII, incaricato di negoziazioni politiche, che condusse seco il napoletano poeta Marini, il quale col suo poemetto Il Ritratto seppe entrar tanto nelle grazie del Duca, che fu annoverato tra i cavalieri di S. Maurizio e Lazzaro.

Vari anni dopo fu dato al principe Maurizio di Savoia, la cui vedova Lodovica lo abitò finchè visse. Più tardi v’ebbero sede alcuni uffizi e magistrati.

Nel secolo scorso fu da Carlo Emanuele III concesso in appannaggio al Duca del Chiablese, suo figliuolo secondogenito.

Dopo il Duca del Chiablese lo abitò, dal 1817 al 1831, Carlo Felice; quindi la di lui vedova Maria Cristina, di piissima memoria.

Palazzo delle regie Segreterie di Stato (Piazza Castello). — Eretto per ordine del re Carlo Emanuele III sul disegno del conte Alfieri. Questo edifizio di considerevole lunghezza si distende dall’angolo della galleria di Beaumont sino al regio teatro, e costeggia il giardino reale dalla parte di tramontana, e la piazza Castello da quella di mezzodì. Due grandi scaloni, che partono dai portici, conducono ad una galleria per cui s’ha accesso nei molti e ben distribuiti ufficii.

Palazzo Madama (Piazza Castello). ― Il Castello (Castrum portae Phibellonae), che diede il nome alla piazza da cui è circondato e assunse dippoi il nome più prosaico di Palazzo Madama, esisteva fino da tempi antichi.

Questo castello aveva una facciata semplice ma gentile, che armonizzava colle sue torri sormontate da una tettoia di bella forma, che dava loro una certa sveltezza. Madama reale Maria Giovanna Battista, madre del re Vittorio Amedeo II, che lo abitava, lo decorò nel 1718 del doppio scalone, e dal lato occidentale della maestosa facciata marmorea a colonne e pilastri corintii, la più vistosa opera d’architettura che sia a Torino, dal severo Milizia chiamata superba. Filippo Juvara ne fu l’architetto.

Lo scalone è magnifico; due branche di esso partono dai due lati e