purificar l'anima, e levare nella serena regione dell'amore, chi non ha sperimentato il bisogno di Dio, nel leggere quegli stupendi inni?[1] Terenzio Maimiani, che alla venustà della forma greca ha associato il concetto cristiano in quei poemetti sacri, che nel loro genere possono, a buon dritto, chiamarsi capolavori, toccando della celebre questione, agitata. acremente non son molti anni, e che ora è solo una ricordanza da servire alla storia, trai classicisti ed i romanticisti, confessa ingenuamente, e non è questa la sola confessione dell'egregio metafisico, di non essersi ancora formato un concetto preciso del romanticismo.[2] In ordine alla questione di pura forma, nè il Mamiani nè alcun altro potrebbe certo dar valore di sorta all'inutile armeggio dei pedanti. Considerate senza del pensiero, le forme, classica ro-
- ↑ La prima edizione di quattro inni comparve a Milano il quindici, però gli inni furono composti prima come si rileva dalla data che portano. La Risurrezione del dodici, il Nome di Maria ed il Natale del tredici; la Passione del quindici. La Pentecoste poi, in cinquanta esemplari, fu pubblicata nel ventidue.
- ↑ Nuova Antologia