Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/382

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352 odi


L’han giurato: altri forti a quel giuro
     Rispondean da fraterne contrade,
     Affilando nell’ombra lo spade
     12Che or levate scintillano al sol.
     Già le destre hanno strette le destre;
     Già lo sacre parole son porte:
     O compagni sul letto di morte,
     16O fratelli su libero suol.

Chi potrà della gemina Dora,
     Della Bormida al Tanaro sposa,
     Del Ticino e dell’Orba selvosa
     20Scerner l’onde confuse nel Po;
     Chi stornargli del rapido Mella
     E dell’Oglio le miste correnti,
     Chi ritogliergli i mille torrenti
     24Che la foce dell’Adda versò,

Quello ancora una gente risorta
     Potrà seindere in volghi spregiati,
     E a ritroso degli anni e dei fati,
     28Risospingerla ai prischi dolor:
     Una gente che libera tutta,
     O fia serva tra l’Alpe ed il mare;
     Una d’arme, di lingua, d’altare,
     32Di memorie, di sangue e di cor.

Con quel volto sfidato e dimesso,
     Con quel guardo atterrato ed incerto,
     Con che stassi un mendico sofferto
     36Per mercede nel suolo stranier,
     Star doveva in sua terra il Lombardo;
     L’altrui voglia era legge per lui;
     Il suo fato, un segreto d’altrui;
     40La sua parte, servire e tacer.

O stranieri, nel proprio retaggio
     Torna Italia, e il suo suolo riprende;
     O stranieri, strappate le tende
     44Da una terra che madre non v’è.