Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/416

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386 poesie non accolte dall’autore

     Riverenza ed Amor: ma pur sì pio
     Aprivi il riso, e non so che di noto
     Mi splendea de’ tuoi guardi, che Amor vinse,
     E m’appressai securo. E quel cortese,
     25Di cui cara l’immago ed onorata
     Sarammi infin che la purpurea vita
     M’irrigherà le vene, a me rivolto,
     Con gentil piglio la tua man levando,
     Fea d’offrirmela cenno. Ond’io più baldo
     30La man ti stesi; ma tremò la mano
     E il cor: chè tutto in su la fronte allora
     Vidi il dio sfolgorarti, e tosto in mente
     Chi sei mi corse, ed in che pura ed alta
     Aria nutrita, ed a che scorte avvezza.

35Mesto allor la tua vista abbandonai;
     Ma l’inquïeto immaginar, che sempre
     Benchè d’alto caduto in alto aspira,
     Sovra l’aspro sentiero a vol si mosse
     Del tuo vïaggio, e a te fidato, al sommo
     40Stette de l’Alpe, e si librò securo
     Sovra i vestigi e i desidèri umani.
     Poi riverito il tuo celeste nido,
     Di pensiero in pensier, di monte in monte,
     Seguitando il desìo, vêr la mia sacra
     45Terra drizzai le penne, ed i cognati
     Rèti giganti valicando, alfine
     Vidi l’Orobia valle. Ivi un portento
     Al mio guardar s’offerse: una indistinta
     Aeria forma or si movea qual pura
     50Nuvoletta d’argento, ed or di neve
     Fiocco parea che un bel cespuglio vesta.
     Ma pur l’immagin bella e fuggitiva
     Tanto con l’occhio seguitai, che vera
     Alfin m’apparve, a te simile alquanto,
     55Vergin nè tocca nè veduta ancora,
     E d’immortal concepimento anch’ella.
     Non tenea scettro, non cingea corona