Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/199

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160 ESCHILO


sien privi, e ai figli, e a questa terra madre,
carissima nutrice. Essa, reggendo
dell’educarvi il peso tutto, pargoli
repenti ancora, sul benigno suolo
v’accolse e vi nutrí, ché cittadini
fidi e fidi guerrieri, a tai frangenti
un giorno foste. E insino ad oggi, il Nume
a favor nostro s’inchinò: la guerra,
mercè dei Numi, insino a qui, propizia
volse, gran parte, a noi stretti d’assedio.
Ed ora il vate educator d’augelli,
che, senza fiamma, con l’orecchio, intende
i fatidici alati, e col pensiero,
e con la non mendace arte: costui,
signor di tali vaticinî, annunzia
che notturno concilio gli Achei tennero,
e un grande assalto alla città si trama.
Delle torri alle porte ed agli spalti
dunque tutti affrettatevi, lanciatevi
chiusi nell’arme, empiete i propugnacoli,
piantate il pie’ sui palchi de le torri,
a cuor sicuro delle porte i valichi
sbarrate: troppo una straniera turba
non vi sgomenti: un Dio darà buon esito.
Esploratori io già mandai, che spiino
l’oste nemica: e spero bene ch’essi
non indugin per via. Poscia che uditi
li avrò, veruna insidia potrà cogliermi.
Il popolo si allontana. Dalla via che conduce fuor della rocca, entra un messaggero.