Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/218

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I SETTE A TEBE 179

dei pargoli mo’ nati:
è della fuga il bottino fratello:
carchi di preda, urtano questo in quello:
quei che privo ancor n’è, l’un l’altro chiama
partecipe al saccheggio:
ché minor parte o ugual, nessuno brama.
Qual presagio da ciò formare io deggio?

Antistrofe III
Sparse le grasce d’ogni sorta al suolo
vedi, e ne provi angoscia:
sul viso alle custodi è amaro duolo.
Senza cèrnita i frutti
della terra disperdonsi
confusi in vani flutti.
E le novelle schiave a nuovi affanni
esposte vedi. A chi ridono gli anni,
dell’inimico il talamo le attende,
a cui rise la sorte
di guerra: e speme alle miserie orrende
altra non han che il talamo di morte.


Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I-62.png