Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/22

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prefazione xxiii

fêr sui pastori, e a forza innanzi cacciansi
tristi predoni la belante greggia?
O il cuor che t'amareggia?
Parla: poiché s’altro mortal di giovani
a sua difesa tien gagliardo stuolo,
a te certo non mancano,
o di Creusa e Pandïón figliuolo.


EGEO


Un araldo testé giunse, che l‘istmïa
lunga via fe' pedone; e le incredibili
gesta narra d’un uom valido. A morte
pose il ladrone Sínide,
dei mortali il più forte,
figliuolo del Litèo Croníde, ch’agita
la terra; e il crudelissimo
Scirone uccise, e l'omicida belva
ne la crommíona selva;
e fine pose ai ludi di Cercíone;
e Procuste gittò, da quel gagliardo
prostrato, il duro malleo.
Però con tema all’avvenire io guardo.


CORO


Chi dice esser quest'uomo? e la sua patria?
e il vestir? Giunse con un grande esercito,
con guerreschi apparecchi, o inerme e solo,
qual mercante randagio,
sopra straniero suolo,
forte cosí, valente e temerario,