Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/228

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I SETTE A TEBE 189

dai campi alla città, sarà di scorno.
Se un Dio m’assista, avrò parlato il vero.
coro
Strofe III
In fondo al seno mi sceser quei detti:
s’erge la treccia degl’irti capelli,
le gran minacce, le grandi parole
di questi iniqui ascoltando. Oh, se i Numi
nel nostro suolo li vogliano spenti!
esploratore
Il sesto eroe dirò: tutto saggezza,
d’alto valor profeta: Anfïarào
alle porte Omolèe schierato è presso.
Aspre ingiurie a Tideo scaglia: omicida,
sconvolgitor della città lo chiama,
mastro supremo di sciagure in Argo,
banditor de l’Erinni, sacerdote
dello sterminio, autor del mal consiglio
che mosse Adrasto. Gli occhi al cielo alzando,
Polinice, anche, il fratel tuo, proverbia,
in due smembrando il suo nome9; e tai detti
gli escon dal labbro: «Oh gesta ai Numi cara,
e bella a udire, ed a narrarla ai posteri,
mettere a sacco la città natale,
e i Numi patrî, e sovra lei scagliare
una caterva stranïera! E chi
con buon diritto inaridir la fonte