Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/229

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
190 ESCHILO

della madre potrà? La terra patria
a forza presa, con le lancie, come
speri alleata averla? Io queste zolle
impinguerò: sotto la terra ostile
io, profeta, nascosto. Or si combatta:
non senza onore il mio destino io spero.
Ciò diceva il profeta. Un bronzeo scudo
tondo reggeva, senza insegna alcuna:
ché non vuole sembrar prode, ma essere.
E del pensiero in un profondo solco,
onde i saggi consigli hanno germoglio,
i frutti spicca. A quest’uom contro, invia,
credimi, forti antagonisti e saggi:
ché ben possente è l’uom che i Numi venera.
eteocle
Ahi!, cieca sorte, come unisci gli uomini!
Con gli empissimi il giusto. E in ogni evento
danno peggior che mala compagnia
non v’ha: frutto non dà che possa cogliersi:
morte produce il campo della colpa.
Se l’uomo pio con navichieri tristi,
con l’opere empie, il legno ascende, anch’egli
muore con quella gente invisa ai Numi.
E se fra i cittadini ostili agli ospiti
e immemori dei Numi, un giusto vive
senza sua colpa, nella rete stessa,
colto, percosso dal flagel che il Dio
vibra su tutti, giace. Ugualemente