Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/322

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

PROMETEO LEGATO 283

terrigeno bifolco, e vigilava
coi suoi cent’occhi, dietro ogni mio passo.
Vita gli tolse un improvviso fato:
ed io, punta dall’estro, e dalla sferza
divina, errando vo’ di terra in terra.
Ciò che m’avvenne, udisti. Or, se lo sai,
il mal che debbo ancor soffrire insegnami,
né per pietà molcirmi di menzogne:
non v’ha morbo peggior che il parlar finto.
corifea
Ahimè, taci, ahimè, taci!
Mai non credevo che queste orecchie
udir dovessero sí strani casi,
né che tenori, brutture, spasimi
tanto a vederli fieri e a soffrirli,
con l’affilata
punta dovessero l’alma aggelarmi.
Ahi, destino, destino!
Se d’Io contemplo
la triste sorte, m’investe un brivido!
prometeo
È prematuro il tuo terrore e il pianto.
Sin che non abbia udito il resto, frenati.
corifea
Dimmelo, parla: ch’è sollievo agli egri
il venturo dolor sapere innanzi.