Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/323

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284 ESCHILO

prometeo
Agevolmente, mercè mia, fu paga
la vostra prima brama: i suoi travagli
dalle sue labbra udiste. Adesso il resto
udite: che tormenti ancor, per l’odio
d’Era, deve patir questa fanciulla.
E i miei detti, nel cuor tu imprimi, o d’Inaco
figlia, e saprai del tuo cammino il termine.
Pria di qui verso l’Orïente volgiti,
a solchi inseminati; e fra gli Sciti
nomadi giungerai, ch’entro capanne
di giunchi, alti dal suolo, in carri vivono,
di pronte ruote, ed archi hanno a difesa,
che saettan lontani. A queste genti
non appressarti, ma coi pie’ rasenta
le rupestri del mar sonore spiagge,
e la terra attraversa. A manca, i Càlibi
foggiatori del ferro hanno dimora;
ma guardati da lor: selvaggi sono,
né può straniero avvicinarli. Al fiume
Ibristo7 quindi giungerai, che degno
è del suo nome: e tu non traversarlo
— né traversarlo è facile — se prima
su la vetta non sei giunta del Caucaso,
dell’eccelso fra i monti: indi quel fiume
soffia la furia, dalle tempie alpestri.
Quindi, poi ch’abbia superati i vertici
finitimi a le stelle, a mezzogiorno
il tuo cammino volgi; e delle Amazzoni
giungerai fra lo stuol, che l’uomo aborrono,