Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II.djvu/227

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224 ESCHILO

ORESTE


Dalle sciagure ammaestrato, appresi
ciò che convenga in ogni evento; e so
quando parlar convien, quando il silenzio.
Saggio maestro or favellar m’impone.
Langue su la mia man, si strugge il sangue:
del matricidio la recente macchia
lavata è già: con sangue espiatorio
presso l’ara del Dio fu cancellata:
lungo sarebbe annoverare quanti
contatto ebbero meco, e illesi andarono.
E santamente e con pio labbro, adesso
chiamo la Dea di questa terra, Atèna,
che a soccorrermi giunga. Ella, senz’armi,
e me stesso e la terra e il popol d’Argo
fido alleato ognor guadagnerà.
O sia che tu ne le contrade libiche
su ’l fluvïale tramite tritonio
che ti die’ vita, a sostener gli amici,
o nascosto o palese il piede avanzi,
o sia che, ardita guidatrice, vigili
con virile saldezza il pian di Flegra,
tu, che sei Dea, che pur da lungi m’odi,
amami, e me da queste pene salva.

FURIA I


Apollo non potrà, non la possanza
potrà d’Atèna farti salvo. Andrai