Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) II.djvu/33

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30 EURIPIDE
Tragedie di Euripide (Romagnoli) II-0166.png


Dalla reggia esce
medea

Donne corinzie, per fuggire il biasimo
uscita son, venuta a voi. Conosco
molti superbi: n’ho veduti io stessa,
d’altri ho udito parlare; e v’ha chi trista
fama lucrava d’albagia, per vivere
troppo in disparte. Ma non bene gli uomini
sol per veduta giudicano, quando
c’è chi aborrisce altrui, senza conoscerne
l’animo a fondo, sol per vista, senza
che torto n’abbia ricevuto. Un ospite
uniformarsi in tutto alla città
deve; né pure un paesano lodo
che per troppa baldanza ai cittadini
riesce ingrato, o per serbarsi incognito.
Su me piombò questo inatteso evento,
e il cuore mi spezzò. Perduta io sono:
piú non ho gioia della vita, e voglio
morire, amiche, quando l’uom che tutto,
lo vedo or bene, era per me, lo sposo
mio, s’è mostrato il piú tristo degli uomini.
Fra quante creature han senso e spirito,