Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) I.djvu/120

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berci cosí superbamente? Andò
forse egli mai, stette egli mai, dov’io
non andassi, non stessi? E dopo lui,
altri uomini non han forse, gli Achivi?
Amaro gusto hanno per noi le gare
che per l’armi d’Achille un dí bandimmo,
se tristi sempre or ci dichiari Teucro,
se non vorrete, ancor che vinti, cedere
a ciò che pure piacque ai piú dei giudici,
ma con gli oltraggi ognor ci colpirete,
ci pungerete con la frode, quando
siate sconfitti. E niuna legge mai
salda stare potrà, se mai prevalga
tale costume, di scacciar chi vinse
pur con giustizia, e chi rimase indietro,
portarlo avanti. Ma convien guardarsene.
Ché non la gente di gran mole, e gli uomini
di larga spalla, a sicurezza affidano;
ma quanti han senno, ove che sia, prevalgono.
Di fianchi è grosso il bue: pure, una piccola
sferza, lo fa per via muover diritto.
E tal rimedio, anche per te già pronto,
se non torni a ragione, io veggo súbito:
per te, che, quando nulla piú quest’uomo
è, se non ombra, insolentisci audace,
senza freno alla lingua. Or vuoi far senno?
E, conscio alfine di tua bassa nascita,
vuoi qui condurre un altro, un uomo libero,
che avanti a noi la tua ragione dica?
Ché, sinché tu favelli, io non t’intendo:
ché l’idioma non so io dei barbari9.