Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) III.djvu/204

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I SATIRI ALLA CACCIA 201


E per Eschilo non ci rimangono piú che briciole.

Nell’Amimone, Danao mandava le figliuole ad attingere acqua. Una di queste, Amimone, scagliava uno strale contro un cervo, e colpiva invece un satiro dormente, il quale, balzato su, voleva acciuffarla. E pare dicesse, e chi sa che vecchiaccio sarà stato:

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Tu sei già da marito, io da sposina.

Ma giungeva Posidone, scacciava il satiro, e aveva lui la fanciulla.

Della trama dei Raccoglitori d’ossa (quei poveracci, pare, che andavano a raccattare gli avanzi dei sacrifici), non sapremmo dir proprio nulla. Ma ne possediamo per compenso due frammenti che, in tanta miseria, si possono dir notevoli. Vivaci e di sapor comico, fanno pensare ad una parodia della scena omerica fra Ulisse e i Proci. Qualcuno si lagna dei cattivi trattamenti inflittigli:

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Eurìmaco, anche lui, non men che gli altri,
d’obbrobriosi oltraggi mi coperse;
e la mia testa eragli ognor bersaglio.

Bersaglio a poco nobili proiettili. Ecco infatti un’altra recriminazione, forse del medesimo personaggio:

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Questi è colui che contro me scagliò
un ridicolo dardo, un orinale
puzzolente; né il colpo andò fallito.
Naüfragò, picchiando sul mio capo,
e, ridotto in frantumi, una fragranza
d’altro che mirra m’alitò sul viso.