Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/105

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angoscia 99


veneno! Gli è un confondere di parole e di tempo, gli è una battaglia ed un continuo scontrasto, dolce veneno, di sorte quanto piú dolci colpi si fanno, tanto son piú venenosi; gli è uno ingiuriar col nome di «traditoraccio»; gli è un vibrar di lingua piú spesso di un serpente venenoso; gli è finalmente un sciocco lamentare: — Ora che hai fatto? Perché me hai morto? — E questo è quel cibo pieno di dolce veneno.

E, perché ciascuno dice che attende a qualche opera ed arte, sí come deve acciò non perisca come appena nato, e, se pur vive nella inerzia, si giudica morto, ancora che ’l spira; sí che, sapendo Nifo che si conviene essercitare si alla donna come a l’uomo in laudabili arte o studio liberale, dimanda qual è il suo studio. E, accioché sappiate che cosa è il studio, dicovi che ciascuna cosa, che sta bene e fassi con diligenzia, i piú savi hanno detto «studio»; sí che sotto di questo nome vi stanno le arti mecanice e le scienzie liberali. Perciò, essendo piú conveniente alla donna l’arte mecanica che la scienzia liberale, intenderemo che il mio maestro intese di alcuna arte mecanica, conciosiaché avesse detto «studio». Sí che, essendo arti infinite, come è la filatoria, tessitoria, pittoria, d’aco, recamatoria e simili arte, dimanda in qual di dette overo de’ simili arte si essercita, a che attende, in che consuma il tempo, di che si diletta, con che si spassa, in che gli è inclinato principalmente il suo animo, percioché il studio altro non è che la grande applicazione d’animo con gran voluntá a fare alcuna cosa. Ma, perché si trovano tre cose che sogliono turbare il studio di alcuno, come negligenzia, imprudenzia e fortuna adversa, pertanto giudico che Nifo dubitasse che la donna non attendesse ad alcun studio: imperò dimanda qual è il suo studio, perché spezialmente la donna è negligente. E la negligenza si conosce, quando noi lasciamo andar le cose che dovemo imparare, overo, se pure gli attendemo, con men diligenzia, che si convien, studiamo. Per imprudenzia, non studiamo come devemo, quando nel studiare non servamo il vero ordine. Per fortuna adversa, non dámo opera al studio, quando ne accade qualche caso adverso, overo oppressi da la povertade o infetti di qualche grave morbo.