Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/135

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doglia 129


comparazione ad altre è piú imperfetta. Il che vi dico se deve intendere di essa palude, la quale, se fosse acqua perfetta come sono l’altre acque, nè si spesso nè cosí presto si putrefarebbe come si putrefa e corrompe. Ma, acciò non vi sia incognito questo nome, dechiarando, vi dico che la palude è un picciol concorso di acqua in alto loco sparsa alquanto apertamente, ed alcuna volta si secca. Sí che non è gran meraviglia che ’l gran medico abbia detto che tutte le cose de la palude sono piene di malignitá; ed il vecchio Ippocrate disse che le cose paludose mollificano e riscaldano. E il suo spirito è piú grosso d’ogni altra acqua corrente; piú ria e di maggior malignitá, perché l’acqua della palude l’estate è amara, accida, grossa e di mal odore, spezialmente quando non è refatta dal sol ardente. Imperò, dalle dette proprietá contemplando la donna, veramente doglia comune, truovo che tutti li nostri ligamenti mollifica con la sua malignitá, la qual, per essere immensa, non si può comprendere quanto è grande; perché la disgiunge non solo i nostri nervi, corde e ligamenti, ma ancora con la sua malignitá gli mollifica, nè perciò comprendo quanto è grande, perché non solo i nostri nervi, corde e ligamenti, ma le medesime ossa fa molle, disgiongendole quando con spaventevoli voce, quando con parole ingiuriose, quando con stridi e lamenti orribili, senza cagione, convenevoli piú presto a fère selvagge che a corpi umani. E piú alle volte ne riscalda tutte le membra con superchia ira, con rissar ingiurioso, con accendersi d’un veneno piú acuto che non è di qual vòi serpe venenoso (e ciò per darci la morte), con infiammarsi di piú ardente fuoco, che non è quel che esse dal monte Etna, di sorte che la mia giá me ha ridutto nel carbone, che sta per diventare minuta cenere. Del spirito maligno e grosso che debb’io dire? Perché m’attrista tanto, che infetando me corrompe, e levarne dal mio essere, talché non godo la unione nè forza de le mie membra, nè sento del vigore del calor naturale, nè vivo, di spirito suave passendomi. Perciò non è gran meraviglia che Socrate disse la donna essere palude de l’acerba morte, conciosiaché si truova essere stata orribile ancora agli antichi dèi. Pertanto ditemi, o animi pacifici e senza