Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/242

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236 iii - il libro della bella donna


secondo alcuni, distinguono la vita dalla morte; mancar di questi egli è una sorte piú crudele di qualunque crudel morte. Il perché non mi sazio mai dal maravigliarmi d’alcuni e di alcune, che se gli cavarono e poterono vivere piú oltre. Io non leggo mai di Tiresia, di Antipatro, di Didimo, di Omero, di Diodoro stoico, di Caio Druso, di Appio Claudio, di Sansone, di Asclepiade, di Lippo. di Annibale, di Tobia e finalmente del re di Boemia Giovanni (che fu al tempo del Petrarca), che non mi venga una pietá di loro piú che mezana. Non bisogna andare con ragioni false sofisticando che alcuni fecero bene a privarsene: egli si vede chiaramente che fu una pazzia la loro. Oh! come diversamente da questi caminava Stesicoro, il quale, avendo inteso che la luce degli occhi suoi gli era stata tolta non per altro che per aver biasimata la bella Elena, subito, per riaverla, mutò canto; e, dove di lei aveva detto male per lo adietro, incominciò per lo innanzi a dirne altrettanto bene, e cosí riebbe la cara cosa perduta. Ma io torno agli occhi della donna. Questi io vo’ che negri sieno, come una matura uliva, come una pece, come un velluto, e tali che si assomiglino a due carboni negrissimi. Questo ha piaciuto sempre ai romani ed a’ greci nelle loro donne, ed ora pare che communemente in Italia piaccia. Il Petrarca nella seconda canzone delle tre sorelle loda in Laura l’occhio nero, e in quella «Verdi panni». L’Ariosto parimenti in Alcina ed in Angelica. Il Pontano in Fannia nel primo libro de’ suoi Amori; Properzio in Cinzia nel secondo de’ suoi; ed Orazio in Lico nell’Ode, il quale anco nella Poetica ne parla di sì fatti occhi. Il Boccaccio, se la memoria non m’inganna, della Fiammetta parlando, dice ch’avea a quei d’un falcone simili gli occhi suoi, i quali occhi sono anzi vivi che no, come noi abbiamo piú volte potuto vedere. Ma qui mi soviene quello ch’io ho letto presso un buono scrittore francese. Questi, avendo detto quel che di sopra io ho riferito, cioè che a’ romani ed ai greci altresi piacque l’occhio nero, soggiunge poi che egli non può non maravigliarsi come stia questo: che francesi e germani amino di vedere nelle loro donzelle l’occhio sereno, e, come io mi