Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/250

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
244 iii - il libro della bella donna


ùscrive il Petrarca nel Dialogo de’ dolori de’ denti, fra le altre sue bellezze ebbe cosí bei e cosí candidi denti, ch’a’ riguardanti, qualora aveniva ch’ella parlasse o ridesse, pareva che la sua bocca fosse ripiena non di denti, no, ma di bianchissime margarite. E che dirò della figlia del re di Ponto, Mitridate, la quale si legge aver avuto le filze e gli ordini di denti gemini e doppi? Che di Prusia, re della Bitinia, o, per dir meglio, di suo figliuolo, a cui la natura, (cosa che d’alcun altro non mi ricorda mai d’aver letto) concesse, invece de’ denti di sopra, un sol dente uguale a tutti quei di sotto, cioè un osso steso dall’una all’altra mascella, e non giá senza vaghezza? Resterebbemi a dire, volendo del tutto attendere alla promessa, del mento di questa donna e delle orecchie. Il che fatto, fornita si troverebbe la testa di lei; ma, non veggendo io farsi menzione da scrittore niuno di queste due parti, isforzerommi di pagare il debito con dire che elle deono esser simili a quelle delle quali infin ora se n’ha ragionato assai, cioè riguardevolissime e vaghissime in ogni modo. — Qui pose fine al suo ragionare il signor Pietro, e volle, non ricusando ciò il piacevolissimo e veramente gentile suo cognato, e meno noi altri, per esser l’ora assai tarda, che fosse in piacere di tutti l’andarsi ognuno oggimai a posare, ché la sera poi seguente si tornerebbe alla intralasciata donna ed agli altri intralasciati ragionamenti di lei.