Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/258

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252 iii - il libro della bella donna


delle donnesche e bruttezze e bellezze. — Quivi cosí ragionando pervenuto il signor Giacomo, e raccogliendo nella memoria prestamente quello che dire, doppo questo, dovea, prima ch’egli parlasse, incominciò a sorridere seco stesso. Il che veggendo noi, che tuttavia attendevamo ch’egli pur dicesse, ce n’accorgemmo perché; e, volendo ch’egli oltra passasse con dire quali devevano nella donna essere l’altre parti restanti, il signor Ladislao levossi: — Onorati signori — dicendo — gli uffici, non le discrezioni dar si dicono. Egli mi par tempo ch’io incominci oggimai l’ultimo corso, e ch’io, non il signor Giacomo, ch’assai finora ha favellato, e vi si può contentare, abbia a finire questa donna esteriormente. Che se li piacerá poi, e a Vostre Signorie insieme, di correre ancora e di parlare della medesima materia, restaci campo assai di ciò poter fare, vi so dire io, e l’argomento vi si mostra ampissimo. — Ah! — rispose qui il signor Giacomo a lui — non rinovellate, caro signor mio Ladislao, quell’iniquo e poco lodevole costume degli antichi, il quale a coloro che pigliavano a difendere le cause prescriveva il tempo della difesa, come ancora agli accusatori il tempo dell’accusa dato loro, e concessi gli oriuoli d’acqua: la quale consumata ed a goccia a goccia furata, vietava ad essi il dire; onde le cause poi cosí vi si venivano a precipitare il piú delle volte per lo picciolo spazio, che si dava loro. Non lo rinnovellate, dico, per cortesia, e non permettete ch’io mi truovi ora a que’ termini, ora ch’io son in sul mostrarvi quali, una per una, deono essere della donna nostra le parti, con le parole e con l’animo riscaldato. Senza che io non sono aratore, per cosí dir piú acconciamente che «oratore». — Non potè a queste parole non rendersi il signor Ladislao e contentarsi di quanto piacque al signor Giacomo; il quale, doppo il vinto impedimento ed ostacolo del suo ragionare, in questa guisa si pose da nuovo a seguire: — Al luogo onde tutti venimmo al mondo giá mi truovo esser arrivato, cosí passo passo ragionando, e, prima ch’io vi scuopra come egli vi ha da piacere in questa donna, io dirò, con licenza di voi, ch’io non posso non meravigliarmi assai onde ciò sia che, sendo egli il nido del piacere, e bello quantunque