Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/287

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libro terzo 281


gli altri successivamente vanno abbreviandosi piú e piú. Ma di ciò ci può bastare quel che n’ha lasciato scritto nella prima sua di sopra allegata satira l’Ariosto. Ed io verrò all’altro danno maggiore, che è dello spirito immortale. Si privano della beatitudine eterna, e del trionfo celeste altresí, queste donne. Percioché, ugnendosi col belletto la faccia che Dio ha lor dato, di non si contentare di lei (come ci disse ieri il signor Pietro) chiarissimamente dimostrano, e, non si contentando, offendono colui che meno di tutti dovrebbono offendere, io dico l’artefice infinitamente buono, infinitamente giusto ed infinitamente misericordioso, Iddio ottimo massimo. E, perché io non passi cosí senza provarlo, udite queste parole verissime di san Cipriano, che grida: «L’opra e la fattura di Dio non si dee adulterare in modo niuno, nè con colore giallo, nè con negra polvere, nè con rosso, nè con altra invenzione corrompente e guastante i nativi lineamenti. Il che qualunque uomo e qualunque donna fa, e vuol pure reformare e trasfigurare con ogni sforzo o industria, il medesimo puntalmente fa, che s’egli li ponesse le mani addosso e li dicesse: — Sta’ saldo! tu non mi hai fatto secondo la volontá mia». — Cosa, pure a riferirla, spaventosa, e possente ad arricciare tutti i capelli di chi ha qualche faviluzza, almeno, di religione e di cognizione di Dio. E. per conoscere un poco meglio quanta sia questa offesa ch’elle fanno all’altissima divinitá, presupponiate che vi fosse un prenze sovra tutti i prenzi, che avesse tant’oro quanto non ebbero mai, se raccolto fosse stato, nè Crasso, nè Creso, ne Mida, nè Cuculio, nè ’l Tago, nè ’l Pattolo, nè Ermo, e meno le cave e mine di tutto il mondo, a cui venisse voglia di dare in dono centomila scudi per uno a mille mendici, sventurati e tutti pieni di loto, o volesse poi in brieve farneli, con un suo figliuoletto, eredi di tutti i suoi beni stabili e mobili, e che cosí li facesse venire dianzi a sè, ed annoverasse ad alcuni scudi in oro, ad alcuni in argento; e che questi, ricevuti gli scudi in argento, pigliassero con le mani in sul petto quel prenze, e volessero ch’egli desse ancor loro gli scudi in oro: che vi parrebbe, signori, allora? Non vi parrebb’ella la maggior ingratitudine del mondo? Non vi parrebbe che