Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/300

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294 iii - il libro della bella donna


delle vie, l’anime dannate dell’abisso, e l’acque le stanno soggette) se l’anima nostra tanto viene a dilettare che nulla piú? L’anima nostra, dico, la quale, dalle celestiali armonie discesa ne’ nostri corpi, e di loro sempre disiderevole, di quest’altre a sapere, di quelle s’invaga piú, gioia sentendone che quasi non pare possibile, a chi ben mira, di cosa terrena doversi sentire. Benché non sia terrena l’armonia, anzi pure in maniera con l’anima confacevole, che alcuni dissero giá essa anima altro non essere che armonia. Per questa ella ad un santo e devoto piacere ed alle volte a pietose lagrimette si muove e vanne. Laonde certissimo sono che perciò il buono e divinissimo Ambrogio non volle la musica dalla chiesa isbandire. E Agostino non tanto vi s’attaccò ad Atanasio, di cui voi n’avete sopra fatto menzione, quanto ad Ambrogio; percioché nelle sue Confessioni dice l’una e l’altra averli piaciuto di queste due opinioni, ed averli partorito gran dubbio nella mente sovra ciò. Cne maraviglia è se i poeti ne’ convivi e ne’ pasti vollero che la musica intravenisse, la quale venisse mirabilmente ad ingombrare i seni di tutti di allegrezza infinita? Omero (il perché vero si può giudicare quel che disse Timagene: la musica essere antichissima) nel primo della Iliade induce nel convivio degli dèi a cantare le muse con soavissima voce, concorde al suono, come dice l’Ariosto, della cornuta cetra d’Apollo. Vergilio nel primo altresi della Eneida sua induce nel convivio reale di Didone il crinito lopa sonante. E cosí gli altri poeti di minor grido, e doppo nati, ad essempio e similitudine fanno ne’ finti loro conviti e banchetti onorati. Cosí fa Apuleio nel sesto del suo Asino d’oro nelle nozze di Cupidine e Psiche, dove delle muse due cantano, Apollo colle delicate e musiche sue mani tocca la cetera, e Venere bella va danzando e carolando intorno. Ed Aristotele, che è tenuto il maestro di coloro che sanno, nell’ottavo della Politica non biasma questa costuma, anzi, poi che ci ha avisato la musica doversi usare nelle cose allegre, soggiunge, allegando Omero, essere ben fatto che ’l citaredo suoni fra le delizie convivali, il quale uggia tutti a rallegrare quelli che presenti sono al banchetto ed al convivio. Che maraviglia è se commune