Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/84

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78 ii - angoscia doglia e pena

l’ombra, qual, appena vi consola, che prestamente non vi coccia piú del sol ardente. Si che la donna è ombra vana, perchè ha per proprietá la vera pazzia; vana è ancora, perchè disia vani onori; cupidissima di lode, perciò è vanissima. Pertanto non vi maravigliate se li conviene il titolo di «ombra vana», specialmente essendo cosa manifesta che la donna va avantandosi di cose non sue, overo si gloria con gran giattanzia di quello che non è vero, anzi di menzogna si sforza fare la veritá: il che gli è ombra scurissima de la sua pazzia manifesta. Come fu quella di Messalina imperatrice, per cagione di cui Vezzio medico fu nobilitato. Costei era mogliere di Claudio Tiberio, la quale cominciò a corneggiare occultamente; poscia si espose publicamente, e quelli, che si astenivano dalla sua prattica per paura di Claudio Tiberio, gli occideva. Di sorte, accesa piú pazzamente, le sfrontate donzelle e maritate voleva in sua compagnia, di maniera tutti quelli che ricusavano la loro prattica in alcun modo, incrudelitta contra di loro, gli amazzava. Oh, vana ombra, quanto sei grande! Perciò non mi maraveglio che i savi del mondo per «ombra vana» abbino inteso la sua vanagloria, vizio capitale, padre de tutte le inormitá donnesche, le quali si conosceno nelle sue sette figliuole legittime. La prima è la inobedienzia, la qual oggi signoreggia grandemente; l’altra è giattanzia, virtú singolare di ciascuna donna; la terza, ippocrisia, quanta è non comprendo; la quarta, contenzione, dí e notte amata; la quinta, discordia, per piú rispetti osservata cordialmente; la sesta, presunzione, sfaciatissimamente accarezzata; la settima, pertinacia, senza rispetto in tutte le cose. Imperò non senza la cagione la donna è detta «ombra vana». Ma, per piú certezza vostra, dico che la donna per tre ragioni è degna di avere il nome «vano». E prima ragione è, perchè infinite volte disia quello che non è possibile di trovare, overo diventa molesta per volere le cose passate: il che non è licito di avere al principe nostro; non che a lei, simpliciotta, sia concesso di vedere. L’altra ragione è quando dimanda alcuna grazia piú tosto da l’uomo che da Iddio, come se stesse nel petto de l’uomo ciò di dargli, e non volesse. La terza ragione è che tutto quel che disia o dimanda, non sa a che