Pagina:Trattato de' governi.djvu/105

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Ma un simil trapassamento, che si fa qui dal governo ottimate, è da stimarsi, che proceda da errore del dator di legge: imperocchè dal principio della costituzion d’uno stato è da aver l’occhio, che egli stia in modo, che li cittadini di buona qualità vi possin vivere oziosamente, senza avere ad operar cosa alcuna di sconvenevole al grado loro nè in magistrato, nè in privata fortuna. E se per fare, che li cittadini vi stien quieti, s’ha ad aver rispetto alla roba, egli è ordine pessimo, che li magistrati supremi (come è, verbigrazia, il regno, e la commesseria negli eserciti) s’abbino a comperare con danari. Che in vero questa legge fa più onorata la ricchezza, che la virtù; e fa la città tutta avara.

Imperocchè quello, che è avuto in pregio da’ cittadini principali, conseguita di necessità, ch’e’ sia tenuto in pregio dal resto dei cittadini. E dove la virtù non è stimata sopra d’ogni altra cosa, quivi non è possibile, che sia republica ottimate da vero; anzi è ragionevole che li comperanti li magistrati s’avvezzino a stimar il guadagno; dappoi che con lo spendere si conseguiscon li magistrati. Perchè egli è disconvenevole a credersi, che un cittadino povero, ma che sia buono, voglia attendere a guadagnar nei magistrati; e che un che sia più cattivo, non voglia attendersi, avendo speso il suo in conseguirgli. Onde si debbe metter ne’ magistrati quei che posson amministrargli ottimamente. Meglio avrebbe certo fatto il legislatore ad aver negletto, che negli uomini da bene dovesse esser ricchezza; e aver tenuto cura, che li cittadini di magistrato stessin quieti. Pare ancora, che sia cattivo ordine, che un medesimo abbia più d’un magistrato; la qual cosa è approvata in Cartagine: conciossiachè l’esperienza ci mostri, che uno ufficio è bene amministrato da uno, che non badi ad altro. Debbe