Pagina:Trattato de' governi.djvu/116

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Par bene che il proprio luogo di questa questione sia, dove ei si considera, se la città si debba dire medesima, o no, ma diversa: e il ricercamento del luogo in questa considerazione è il più debole, e quello, che ha meno fondamento di tutti gli altri: e medesimamente il ricercamento degli uomini. Perchè e’ si può separare gli uomini, e il luogo, e far che questi abitino un luogo, e quegli n’abitino un altro. Ma questo tal dubbio si può mettere per agevole ad essere sciolto.

Perchè dicendosi la città in più d’un modo, questa quistione è facile; e similmente è facile, dove gli cittadini abitino un luogo medesimo, infino a quando si debba stimare che la città sua una medesima. Che questo non fa già il circuito della mura, conciossiacchè il Peloponneso si potesse circondare d’un muro; e simile forse è Babilonia, o qualunque altra, che piuttosto abbia apparenza di provincia, che di città. Della quale Babilonia si dice, che essendo alla presa, ve ne fu una certa parte, che il terzo giorno del sacco non aveva sentito ancora nulla. Ma di questo dubbio sta bene riservarne la considerazione a un altro tempo. Perchè all’uomo civile non debbe essere nascosto quanto abbia ad essere una città grande, e quanto abbia da essere il numero dei cittadini; e se tal numero, che la compone, abbia ad essere d’una o di più fatte.

Ma in quanto agli abitatori medesimi d’una città consideriamo in tal caso, se la città si debba dire una medesima infino a tanto, che e’ duri la stirpe di quei cittadini; e se la stirpe si debba dire la medesima sempre,