Pagina:Trattato de' governi.djvu/171

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Ma perchè di loro s’è detto infino a qui per via di proemio, e perchè egli è stato considerato da me degli altri stati innanzi, cominciam però a parlare di quello che ci resta: cioè quai supposizioni debbino essere quelle d’una città, che abbia da constituirsi, secondo che uno più desiderasse. Che invero e’ non si può fare una ottima republica senza li convenienti instrumenti, onde bisogna molte cose quasi che col desiderio presupporre; delle quali nessuna però ne sia impossibile. Io dico verbigrazia circa il numero dei cittadini, e circa la provincia - che così come agli altri artefici, cioè al tessitore e al fabbricatore delle navi è di necessità essere lor preparata innanzi la materia conveniente all’opera, che egli ha da fare, perchè quanto più ella sarà preparata migliore, ne conseguirà di necessità, che l’opera da farsi con essa per via della arte sarà cosa più bella; parimente all’uomo civile, e al legislatore debbe essere innanzi preparata la materia, che gli sia conveniente e propia. E il principale instrumento all’uomo civile debbe essere la moltitudine degli uomini, quanti e’ debbino essere, e di che natura; ed il medesimo si debbe vedere intorno alla provincia, quanto ella abbia ad essere grande, e di che sorte.

Stima la più parte degli uomini, che la città felice debba essere grande. E se questo è ben vero, e’ non sanno però come sia fatta una città grande, e una città piccola; chè certi