Pagina:Trattato de' governi.djvu/213

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chi negozia per fine di qualcosa, negozia per qualcosa che ei non ha. Ma la felicità è fine, il quale ogn’uomo confessa essere con piacere, e senza dolore. Ma e’ non è posto già da ogn’uomo tal piacere per un medesimo, ma ciascuno lo mette secondo che gli pare, e secondo l’abito che egli ha; ma l’uomo ottimo ha il piacere che è ottimo e quello che procede da cose onestissime. Onde è chiaro che e’ bisogna per intrattenersi nell’ozio imparare, ed essere instrutto di alcune cose; e di più bisogna che tali instruzioni, e tale discipline sieno per fine di loro stesse, ed all’incontro quelle che servono al negozio, sieno necessarie, e per fine d’altre cose.

Da ciò indotti gli antichi messono la musica infra le discipline, non come fra le necessarie (che invero ella non ha questa condizione), nè come infra l’utili; come è la grammatica che è per cagione di fare danari, e per utile della famiglia, e per disciplina, e per molte altre civili azioni. Pare ancora che la dipintura sia utile a saper fare migliore giudizio di chi non l’ha nelle opere, che si fan dagli artefici, nè come la ginnastica, che serve alla sanità e alla forza del corpo, perchè invero e’ non si vede, che dalla musica risulti alcuna simil cosa. Resta adunche a conchiudersi, ch’ella serva ad intrattenersi nell’ozio, per la cui cagione pare che gli antichi l’abbino introdotta infra le discipline; perchè e’ mettono tal disciplina nell’ordine di quegli intrattenimenti, che servono agli uomini liberi, e però Omero così dice:

Come è dolce alla mensa aver Talia?

E dipoi nominati certi altri soggiugne dicendo:

Ed eravi il cantor, che col suo canto
Addolciva ogni gente.