Pagina:Trattato de' governi.djvu/247

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228 trattato dei governi

ma non molto grossa, perchè v’è ordine, che chi ha un certo che di facoltà, partecipi nel governo. E per essere assai quei che partecipano in tale governo, però fa di mestieri, che non gli uomini, ma la legge vi sia padrona. Imperocchè quanto più tali si discostano dalla monarchia, e non han tanta facoltà, che e’ possino vivere straccurando le cose propie: nè sì debole, che egli abbino ad essere nutriti dallo stato però consegue di necessità, che e’ reputino per ben fatto, che la legge comandi e non loro. — Ma quando quei, che hanno le facultà, son pochi, e men di numero, che quei di prima, ma ben più ricchi, e’ vi si fa allora la seconda specie di tale stato: perchè avendo questi tali più potenza giudicano per ben fatto l’aver più degli altri. Onde essi vogliono eleggere quegli, che abbino ad entrare nel governo. La quale legge s’impongono eglino per non essere ancora tanto possenti, che e’ possino governare senza leggi. — Ma ristrignendosi ancora più le facultà grosse in piccolo numero di cittadini, e’ surge il terzo accrescimento dello stato stretto; il quale ritiene in sè stesso li magistrati; ma mediante una legge, che vuole, che nel luogo dei padri morti succedino li figliuoli. Ma quando lo stato si ristrigne ancora più e mediante le ricchezze, e mediante l’assai amicizie, allora tale potentato è quasi che una monarchia, e allora li cittadini sono padroni, e non più la legge. E così si fa la quarta specie corrispondente alla quarta del popolare stato.