Pagina:Trattato de' governi.djvu/255

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Ma per ottima republica, e per ottima vita alla più parte delle città, e alla più parte degli uomini non si tiene, che sia quella, che abbia virtù straordinaria, o erudizione, che abbia bisogno, d’ingegno e d’aiuti di fortuna; nè quella che abbia a servire a una republica, che con preghi si possa desiderare, ma che abbia a servire a una vita atta a potere essere in molti, e a un modo di governo, che da assai città possa essere partecipato.

Perchè quegli stati detti ottimati, di chi io ho trattato, parte s’allontanano assai dal modo delle altre città, e parte s’appressano allo stato detto republica. Onde dell’uno e dell’altro modo di governo parlerò io al presente, come d’uno medesimo, e il giudizio di tutte queste cose piglisi dai medesimi principî. Che se nella Etica fu detto da me rettamente, che la vita felice era quella, che era accompagnata dalla virtù, e che era senza impedimenti, e che la virtù era mediocrità, però conviene per necessità dire, che la vita mediocre sia ottima, di quella mediocrità, dico, che da ciascuno possa essere partecipata.

E così li medesimi termini di virtù, e di fortuna è di necessità, che sieno nelle città e nelle republiche, imperocchè la republica è la vita delle città. In