Pagina:Trattato de' governi.djvu/256

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ogni città pertanto si ritrova tre parti, una cioè delli molto ricchi, un’altra delli molto poveri, e la terza è de’ mediocri. Onde essendosi conchiuso la mediocrità, e il mezzo esser l’ottima cosa, è però manifesto, che infra li possessori de’ beni di fortuna quei sono laudabili, che ne posseggono mediocremente - perchè egli è agevole, che chi gli possiede, ubbidisca alla ragione. Ma è ben difficile che faccia questo chi avanza gli altri di bellezza, di forza, di nobiltà, di ricchezza, o all’incontro chi manca troppo in povertà, in debolezza di corpo, e in infamia. Perchè li primi diventano contumeliosi, e molto cattivi in cose grandi; e li secondi fraudolenti, e in piccole cose maligni. E l’ingiurie tutte, che commettono gli uomini, parte ne sono commesse da loro per via di contumelia, e parte per via di malignità. Oltra di questo tali uomini meno di tutti gli altri sono atti ad amministrare le faccende publiche, e meno sono atti di tutti gli altri al consiglio, il mancamento delle quai due cose nelle città è molto dannoso.

Inoltre coloro, che si trovano negli eccessi di fortuna, com’è di forza, di ricchezza, d’amici, e d’altre cose simili, non vogliono stare sottoposti, e quando e’ volessino, non sanno. E questo subito apparisce nelle loro case insino da fanciulletti, che tali per la delicatezza del vivere loro non possono sopportare nelle scuole di stare sotto ai maestri. E gli altri all’incontro, che sono in troppa carestìa de’ beni di fortuna, sono miserrimi; onde avviene, ch’ei non sanno comandare, ma sono atti a stare sottoposti agli imperî signorili, e quegli non possono stare sottoposti sotto alcuna sorte d’imperio, ma vogliono comandare agli altri signorilmente.

Di qui nasce, che una tale città è un composto di signori e di servi, e non di cittadini liberi, ed è composta da una banda di cittadini invidiosi, e dall’altra di dispregiatori. Le quai