Pagina:Trattato de' governi.djvu/280

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pare alli più, e che ciò sia il fine, e il giusto di questo governo, chè li popolari dicono che ciascun cittadino debbe avere il pari. E però negli stati popolari accade che li poveri sono da più che li ricchi. E la ragione è, ch’e’ sono più; e in tale stato prevale l’opinione dei più. Questo adunche è un segno della libertà, che tutti i popolari cittadini e propongono per mira in tal governo.

E l’altro è, che ogni uomo vi viva a suo modo; e ciò affermano essi essere propietà della libertà, se egli è vero che ’l servo non possa fare a suo modo. È pertanto questo il secondo termine dello stato popolare. E di qui è nato, che tale stato non vuole stare sottoposto ad alcuno; e se questo è impossibile, almeno e’ vuole stare sottoposto, e comandare scambievolmente. E tale ordine è utile a questo governo per mantenere quella libertà, che ha per fine il pari.

Le quai cose in tal modo presupposte, e in tale modo di governo constituita la città, le conseguitano tali ordini popolari necessariamente; cioè, che il popolo tutto elegga li magistrati di tutto ’l popolo; che il popolo sia padrone di ciascuno particolare; e che ciascuno particolare alla sua volta sia padrone di tutto il popolo; che li magistrati si tragghino a sorte, o tutti, o quei che non hanno bisogno di esperienza, nè d’arte; che li magistrati non si dieno con rispetto di censo alcuno, o con rispetto di pochissimo; che uno medesimo non possa avere un magistrato due volte, o di rado; o pochi magistrati sieno quei, che due volte si possino esercitare, eccettuati quei della guerra; che li magistrati si faccino per tempo corto, o tutti, o il più che si può; che tutti i cittadini rendino il giudizio, e sien composti li giudizî di tutti, e giudichino di tutte le cose, o della più parte, e delle grandissime, e di molta importanza: com’è del rivedere conto ai magistrati,