Pagina:Trattato de' governi.djvu/288

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E ha qui gran difficoltà il legislatore, e chiunche vuole un simile stato ordinare; io non dico che e’ l’abbia grande o unica per assettare un simile stato, ma piuttosto perchè e’ sia durabile. Perchè e’ non è difficile impresa a vivere uno, o due, o tre giorni sotto quale stato uno si voglia; e però si debbe preparare la difesa a cotali stati da quelle cose, che di sopra sono state considerate intorno alle conservazioni, ed alle rovine degli stati con guardarsi da quelle, che gli rovinano, e col por leggi di tal qualità e scritte, e non scritte, che possino abbracciare tutti gli ordini, che tali stati conservano; e non si stimi per ordine popolare nè per ordine da stato di pochi potenti quello che faccia la città vivere o popolarmente, o a uso di stato stretto: ma quegli reputinsi per ordini da tali stati, che possino far vivere li cittadini sotto quei lungo tempo.

Ma oggi li cittadini graziosi appresso il popolo per gratificarselo mediante li giudizî mettono in comune la più parte delle facultà dei cittadini ricchi. Ma e’ si debbe fare tutto il contrario da chi ha simili stati a cuore, con porre una legge, che nessun bene dei cittadini condannati possa ire in comune, nè arrecargli utilità; anzi che ei diventi sottoposto ai sacrifizî. Perchè in tale modo chi fa l’ingiurie, non verrà a farne più per questo rispetto, essendo in ogni modo castigato; nè il popolo verrà più ad essere vago di condannare gli cittadini, non sperando di conseguirne alcuno utile. Debbonsi oltra di questo l’accuse publiche fare radissime volte con gran pene imposte