Pagina:Trattato de' governi.djvu/29

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10 trattato dei governi

che e’ non sien già differenti di specie: ma verbigrazia, che signorile impero sia detto quello, che comanda a’ pochi, familiare, o di casa quello, che comanda ai più; e civile, o regio, quello che comanda ai vie più: come se in nulla fosse differente la casa grande e la città piccola; e l’impero civile, e il regio. E che e’ si dica impero regio quello, dove uno è agli altri preposto, e civile, dove, secondo gli ordini di tal disciplina, ora uno, e ora un altro scambievolmente reggono lo Stato.

Ma tali determinazioni non sono vere, e ciò sarà manifesto a chi andrà con questa dottrina guidato investigando tal cosa; perchè così come in tutte l’altre cose è di necessità per risolver i composti, venire insino alle semplici parti di loro, (che quelle invero sono le minime particelle del tutto) parimente interverrà di conoscere nella città a chi talmente andrà le sue minute parti considerando; e’ gli interverrà, dico, di conoscere maggiormente e la differenza che esse parti hanno insieme: e ancora s’egli è possibile mettere sotto alcuna arte ciascuna delle dette cose. Chi risguardasse adunque da principio alle cose che son prodotte dalla natura, scorgerebbe siccome in loro, il medesimo ordine ancora in queste.

È però di necessità primieramente di combinare insieme quegli, che non possono stare l’uno senza l’altro; come è la femmina e il maschio, per cagione di conservar la generazione. Il che non nasce in loro per via d’elezione, ma naturalmente, siccome e’ si vede in tutti gli animali, e in tutte le piante, ch’egli è naturale quel desiderio, che ell’hanno di lasciar un simile a loro. Trovasi ancora qui il signore e il suddito per natura: e ciò per salute loro, imperocchè quegli è signore per natura che può antivedere col discorso; e suddito per natura, e servo si debbe dir quegli, che col corpo può eseguire i