Pagina:Trattato de' governi.djvu/311

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TRATTATO DEI GOVERNI

giurati, avendone cacciato Periandro tiranno, ridusse lo stato in sè stesso.

Questo adunche non ci debbe essere nascosto, che tutti quei che sono cagione di fare acquistare qualche potenza, o sieno questi cittadini privati, o magistrati, o tribù, o parti della città, o qual altra si voglia moltitudine, tali, dico, sono cagione di sedizioni, e tumulti nelle città; imperocchè, o e’ sono mossi da chi porta invidia alla loro grandezza, o essi per la loro eccellenza non patiscono di stare al pari degli altri. Mutansi ancora, quando quelle parti, che in una città appariscono contrarie, si pareggiano insieme (com’è verbigrazia li ricchi, e il popolo), e che nel mezzo non vi resta niente o poco, perchè quando una parte avanza l’altra d’assai, l’altra non si vuole mai provare con quella che è manifestamente da più. Onde non si trova (per via di dire) chi faccia sedizione, per essere in virtù da più degli altri, e la ragione è, che li pochi arebbono a contendere coi troppi. Le cagioni adunche, e li movimenti di stati si fanno nel modo detto a discorrere di loro generalmente.

E mutansi alcuna volta dalla forza, e alcuna volta dalla fraude: dalla forza in due modi, cioè, o nel principio, o nel fine essendo costretti i cittadini a mutare il governo: e dalla fraude in due modi similmente, cioè quando li cittadini, ingannati da prima volentieri mutan lo stato, e dipoi sono ritenuti per forza in esso, siccome avvenne dei Quattrocento cittadini in Atene, che ragunarono il popolo, affermanti che il re dei Persi aveva dato loro danari per fare la guerra contra li Spartani, e mentendo di ciò si sforzarono dipoi di ritenere in mano il governo. L’altro modo è, quando da prima li cittadini sono persuasi a mutar lo stato, e dipoi così persuasi restano volentieri sotto il mutato governo. Assolutamente adunche parlando, egli occorre in tutti gli stati, che le mutazioni vi si faccino nel modo detto.

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