Pagina:Trattato de' governi.djvu/323

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Ma io vo’ dire conseguentemente della salvazione degli stati in generale, e di ciascuno particolarmente. Questo imprima si sappia, che chi saprà, onde e’ si rovinino gli stati, saprà ancora, onde e’ si conservino, conciossiachè li contrarî sieno delli contrarî effettivi, e la salute è contraria alla morte.

Debbesi pertanto osservare nei ben composti reggimenti sopra ogn’altra cosa, che e’ non vi si faccia nulla contra le leggi. E soprattutto vi si avvertischino li minimi, perchè il male, che deriva da loro, non si sente, così come e’ non si sente la perdita della facultà, quando ell’è fatta da minime spese. E la cagione d’un tal danno è, perchè e’ vi si fa tutto a un tratto. Che qui la mente nostra da loro resta ingannata, non altrimenti che dal sillogismo sofistico, che dice, se ciascuna parte è piccola e il tutto è piccolo. Perchè ciò è vero in un modo, e in un altro no, conciossiachè il tutto, e tutte le cose non sieno piccole, sebbene elle sono composte di cose piccole. Contra questo principio di rovina publica adunche è da porre diligente guardia; dipoi non si debbe dare fede a quelle cose, che, per ingannare il popolo, gli son messe innanzi, perchè li fatti stessi le riprovano per ree. E quali sieno questi civili inganni ho io detto innanzi.

E qui è lecito di vedere che non pure gli stati ottimati durano, ma ancora quei dei pochi potenti, non già perchè tali stati sieno durabili di loro natura, ma perchè quei che gli governano, si portano modestamente sì nei casi che sono fuori dello stato, come in quei che sono dentro a esso. Di fuori, cioè col non offendere chi non partecipa