Pagina:Trattato de' governi.djvu/325

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vi son dentro, non v’entrino, chè il prevedere questo male innanzi che e’ sia venuto, non è da qualsivoglia uomo, ma è da uomo saggio.

Alla mutazione, che nasce negli stati per via del censo da stato di pochi, e da republica, quando egli accade che i censi medesimi restino, se le facultà sono cresciute, sta bene di considerare tutta la quantità universale del censo, e assettare il presente censo, ch’ei si confaccia con qual del passato tempo. Perchè in certe città la descrizione del censo vi si fa ogn’anno, e nelle maggiori si fa ogni tre, o ogni cinque anni. Se la moltitudine del censo adunche è più di quella di prima, quando e’ constituirono i censi, s’usa una legge nella republica, che li censi si debbino allentare, o restrignere; cioè, se egli avanza, che ei si ristringa a proporzione di quello avanzamento, e se ei manca, che il censo s’allenti, e facciasi manco.

E in questi stati di pochi potenti, e in quelle republiche ove ciò non s’osserva, occorre che nell’un luogo vi si fa lo stato dei pochi. E nell’altro quello ultimo violentissimo d’essi pochi, e in quell’altro verso dalla republica si viene nel popolare stato, e dallo stato dei pochi potenti si viene nella republica o nel popolo. È precetto comune agli stati popolari, alle republiche, a quei dei pochi potenti, che e’ non faccino nessun cittadino tanto grande, che passi la debita proporzione, e che piuttosto s’ingegnino di dare alli cittadini onori piccioli e lunghi, che grandi, e per breve tempo. Imperocchè li grandi onori gli corrompono, e non è da ogni uomo il potere sopportare la prosperità di fortuna. E se ciò non si può osservare, osservisi almeno che chi ha loro dato onori grandissimi e spessi, non gli voglia levare poi loro tutti a un tratto, ma a poco a poco.

E ingegninsi soprattutto di guidare questa cosa per via delle leggi, di maniera che nessun cittadino avanzi troppo